Come migliorare la raccolta fondi per una organizzazione no-profit?

no profit volontari rebica

In questa breve guida scopriremo come migliorare i processi di raccolta fondi per un progetto di beneficenza. Questo settore oggi è molto sfaccettato ed esistono vere e proprie multinazionali, con centinaia di dipendenti e dipartimenti dedicati al marketing. Ma la maggior parte sono piccole associazioni gestite da poche persone, spesso volontari.

Ci sono però due caratteristiche che le accomunano tutte: essere senza scopo di lucro e basare quasi tutte le entrate sulla generosità delle persone.

Perche le persone donano?

Un progetto no-profit nasce dalla volontà di un gruppo di persone di portare un cambiamento concreto all’interno della società. Per farlo viene identificato un problema sociale (ad esempio la povertà, la deforestazione, la discriminazione) e si mettono in campo una serie di azioni, guidate da dei valori ed un’etica ben precisi,  più o meno circoscritte per dare una risposta a quel problema.

migliorare la raccolta fondi

Per poter perseguire degli obiettivi concreti è necessario avere delle risorse e quindi trovare dei donatori. Si tratta di persone che abbracciano la causa e decidono di donare dei soldi affinché i progetti vengano realizzati. I donatori scelgono di dare i propri soldi senza ricevere in cambio un prodotto o un servizio, ma perché credono negli stessi valori dell’organizzazione.

il rischio della staticità

Gli obiettivi delle associazioni senza scopo di lucro esulano dalle logiche del mercato profit. Questo si traduce in una maggiore coerenza alla mission e longevità dei valori fondanti . Il rischio è quello di dare vita ad una cultura di resistenza al cambiamento, che alla lunga porterà ad uno scollamento tra le azioni dell’organizzazione e le esigenze dei sostenitori. Questo renderà più difficile il dialogo con i donatori e la possibilità di migliorare la raccolta fondi .

Da dove partire dunque per costruire una strategia efficace per raccogliere fondi per la tua no-profit? Un punto di partenza fondamentale è ascoltare la propria community includendo i sostenitori esistenti  e quelli potenziali, ma anche i  detrattori della nostra attività.

il primo passo: Ascolta il tuo pubblico

Per facilitare il contatto con una propria community i service designer utilizzano un metodo chiamato “user research”.

L’approccio a questa tecnica può essere riassunto in due categorie:

  1. Ricerca Qualitativa: questo tipo di indagine prevede l’ingaggio di una ristretta cerchia di utenti con delle interviste strutturate.  In questo modo è possibile andare in profondità nelle domande, ottenendo delle risposte dettagliate e di qualità. Il risultato saranno delle preziose evidenze sul perché la propria community dona e perché i detrattori preferiscono non farlo.
  2. Ricerca Quantitativa: questo tipo di indagine avviene su numeri più ampi e si può fare utilizzando degli strumenti più agili come i questionari (Google permette di realizzarli gratuitamente in modo molto semplice). Si tratta di ricerche molto utili per validare le proprie ipotesi con un campione di utenti più ampio e che si può raggiungere facilmente con le mailing lists interne.

Avere dei dati concreti da cui partire per costruire comunicazioni ed attività di raccolta fondi aumenta drasticamente le probabilità di successo. Avere un feedback continuo da donatori, esistenti o potenziali, permette di partire dai loro bisogni per migliorare l’efficacia della tua comunicazione, e di conseguenza della raccolta fondi.  Abbiamo parlato anche dei detrattori, coloro che criticano direttamente il tuo operato o quello delle organizzazioni no-profit in generale. Si tratta di un categoria molto utile allo scopo di migliorare la raccolta fondi: le loro perplessità o dubbi posso trasformarsi in leve di comunicazione efficaci per convincere anche i più scettici a donare per la tua causa.

come proseguire? 3 fasi (e strumenti) indispensabili

Dopo essere entrati in contatto con le varie tipologie di donatore, avrai individuato i loro interessi e cosa li allontana dalla tua proposta. Arriva ora il momento di mettere a frutto questi preziosi risultati con un ciclo di iterazione. Si tratta di una serie di fasi che si ripetono ciclicamente e che permettono di interrompere la stasi in cui si trovava l’ associazione e al contempo migliorare i servizi proposti ai donatori esistenti e potenziali.

Per farlo ci sono 3 frasi da seguire

  1. Esplora le potenzialità Dati alla mano cerca delle ipotesi di miglioramento dei tuoi servizi o prodotti che concilino le esigenze dei tuoi donatori e le risorse che hai a disposizione.  Esempio: le persone vorrebbero poter donare online ma non hai i soldi per realizzare un sito internet. Valuta la possibilità di raccogliere donazioni gratuitamente con Paypal o tramite le raccolte fondi su Facebook.
  2. Testa le novità Prova le tue soluzioni direttamente con dei campioni selezionati di utenti. In questa fase dovrai chiedere ai donatori più fedeli o ai tuoi volontari di testare i nuovi servizi. Suggerimento: incentiva il loro coinvolgimento regalando loro una cartolina di ringraziamento digitale che puoi realizzare gratuitamente con Canva.
  3.  Ascolta e migliora È importante recepire i feedback dei tester per migliorare le tue nuove iniziative o rilevare altre esigenze e criticità che prima ti erano sfuggite. Per tenere traccia dei feedback utilizza un Foglio Google da condividere con i tuoi collaboratori.

Attenzione: non aspettare di finire tutte queste fasi per lanciare la tua nuova idea. Questo lavoro di miglioramento deve essere continuo e non deve interrompere le tue attività. Con il tempo, l’esperienza e il continuo dialogo con i tuoi donatori avrai continuamente nuovi stimoli e i tuoi servizi miglioreranno mano a mano che metterai in pratica questi consigli.

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